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Antonio Gramsci, I racconti dei Fratelli Grimm. Le traduzioni originali dai «Quaderni del carcere» (2011)

«Ho tradotto dal tedesco, per esercizio, una serie di novelline popolari proprio come quelle che ci piacevano tanto quando eravamo bambini». Con queste parole Antonio Gramsci, rinchiuso nel carcere di Turi, descrive al principio del 1932 alla sorella Teresina il progetto a cui ha lavorato a partire dal 1929: la traduzione di ventiquattro racconti tratti dai Kinder- und Haus-märchen di Jacob e Wilhelm Grimm, celebre raccolta di novelle popolari e tra i testi fondanti della modernità occidentale. Quella che Gramsci compie sul repertorio grimmiano è una operazione al contempo filologica e di riscrittura: se da un lato infatti le sue versioni di Cenerentola, Cappuccetto rosso e di altre novelle ne conservano l’originale carattere onirico, magico e mitologico, dall’altro l’intervento di Gramsci – spesso orientato a una «laicizzazione» dei testi – introduce elementi inediti che fanno delle sue traduzioni non solo interessanti «esercizi» di un filologo attento e sensibile, ma gettano anche luce su un aspetto poco conosciuto dell’opera di uno dei più grandi intellettuali del XX secolo. Inedite fino al 2007, queste traduzioni sono tratte dall’edizione critica dei Quaderni del carcere (Istituto dell’Enciclopedia Italiana) e vengono qui pubblicate per la prima volta separatamente nella loro fisionomia originaria.

A cura di Nicola Caleffi e Guglielmo Leoni
Con un saggio introduttivo di Lucia Borghese

ISBN 978-88-96855-28-7, 180 pagine, 12 euro

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